Dieta in mensa

Dieta per il lavoratore che mangia fuori casa. Dieta anche, e soprattutto, per chi pranza in mensa o al fast food. Pasti leggeri e nutrienti per essere efficienti sul lavoro.

Dieta per chi mangia in mensa
Dieta in mensa

È venuto il momento di parlare della mensa, cioè del pasto consumato fuori casa nell'intervallo lavorativo, in appositi locali presso aziende o scuole: alcuni apprezzano molto la mensa per il risparmio di tempo e anche di denaro che consente.

 

Certo la mensa è un forte incentivo, spesso, al "qualunquismo dietetico": spinti dalla fretta o dal conformismo, si sceglie a volte irrazionalmente, proprio senza pensarci, in modo assurdo.

 

Uomini e donne, che pure sono stati capaci di buoni dimagrimenti durante le vacanze, riprendono presto i chili perduti proprio a causa della mensa. Attenzione, dunque.

 

Il che non significa certo rendersi ridicoli andando a mangiare con la bilancia o tirando fuori il taccuino delle calorie.


Del resto, le proporzioni classiche di un piatto in mensa sono quelle giuste, da seguire sia per una sana alimentazione sia per una buona dieta dimagrante.

 

Completo è anche, in genere, il ventaglio di alimenti "fondamentali" che si possono scegliere e, poiché l'offerta degli stessi è divisa per sezioni secondo la tradizione culinaria italiana (primo piatto, secondo, contorno, frutta, pane, bevande), la scelta può essere facile e giusta seguendo alcuni criteri che qui illustriamo.

 

Naturalmente bisogna scegliere in base all'età, al sesso, alle personali condizioni di salute.

 

Specifico della mensa è di offrire il proprio servizio a gente che lavora e dunque le condizioni particolari da tenere presenti sono innanzi tutto i ritmi e le modalità del lavoro stesso.

 

Abbiamo suddiviso l'argomento in due "livelli": il primo è riferito a chi svolge attività di tipo sedentario, il secondo per chi ha un lavoro pesante e per chi lavora di notte.

 

Le condizioni sono diverse, ma il risultato che si vuole ottenere è lo stesso: che il pasto sia facilmente digeribile e che l'apporto di calorie permetta di non ingrassare, consentendo inoltre un buon rendimento sul lavoro.

Dieta per il lavoratore sedentario

Un consiglio che però vale per tutti è di non commettere lo sbaglio di mangiare pochissimo a mezzogiorno per rifarsi poi la sera o di mangiare troppo a mezzogiorno per digiunare la sera.

 

È importante distribuire le calorie in almeno tre pasti, con queste proporzioni: colazione 10%, pranzo 55%, cena 35%.

 

Ribadiamo intanto la necessità di non rimanere per l'intera mattinata con il solo caffè delle 8, per evitare un aumento di stancabilità e di irritabilità e una diminuzione perfino nella percezione degli stimoli visivi.

 

Il criterio da seguire è dunque quello di dividere la razione di carboidrati tra colazione e pasto in mensa.

 

Col presupposto iniziale di una colazione con bricche e con quello finale di una cena senza primo piatto e frutta.

 

 

La dieta consigliata al lavoratore sedentario che siede in mensa è:

 

primo piatto di carboidrati, cercando di evitare i grassi: riso o pasta con pelati.

 

Evitare il più possibile il ragù o altri condimenti elaborati;

 

secondo piatto: carne ai ferri che può essere una bistecca di manzo oppure un hamburger.

 

Da evitare, in questo caso, i grassi fritti.

 

Un buon contorno di verdure miste con l'esclusione delle patate fritte, un frutto di stagione, un panino da 50 grammi.

 

Il bicchiere di vino può starci ma è meglio la sera, perché a mezzogiorno facilita la sonnolenza postprandiale mentre consente di digerire meglio la cena.

 

Così non saltiamo nessuna delle sezioni tradizionali del pasto e sfatiamo l'idea che per dimagrire bisogna dimenticarsi della pasta.

 

Infatti secondo i moderni concetti dei ritmi biologici circadiani, i carboidrati vengono bruciati e non trasformati in grasso se assunti a pranzo. 

Dieta per il lavoratore attivo

È necessaria una più abbondante assunzione di carboidrati.

 

Si consiglia una colazione con caffè o latte, frutto, una fetta biscottata con marmellata, oppure una brioche.

 

Per il pasto in mensa si rimanda a quello del lavoratore sedentario.

 

Una cena completa con primo piatto e frutta (senza però commettere l'errore di mangiare di più alla sera che in mensa a mezzogiorno).

 

Ottimo è anche sostituire alla sera il primo piatto a base di pasta o riso con una buona tazza di latte, soprattutto se al mattino si preferisce il caffè.

 

L'ambiente della mensa

È bene aumentare il proprio introito calorico del cinque per cento circa ogni dieci gradi sotto la temperatura standard di 20 gradi.

 

La percentuale è bassa ma non trascurabile se la dieta che ci si è imposti è già di per sé molto esigente.

 

Quanto all'ambiente della mensa, esso sarà ben aerato, il più possibile; non dev'esserci uno sbalzo di temperatura, rispetto all'esterno, superiore ai dieci gradi.

 

Può accadere infatti a chi segue una dieta di sentirsi di cattivo umore e di attribuirne la colpa alla dieta stessa, mentre spesso si tratta di problemi di non ottima digestione, spesso causati da temperature inadatte, troppo basse o anche troppo elevate, dell'ambiente in cui si consumano i pasti.

 


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