Dieta del DNA e Nutrigenomica

Difficoltà a perdere peso, carenza di vitamine e persino la cellulite: tutto è scritto nei nostri geni. Conoscere il nostro DNA può aiutarci a scegliere la dieta giusta per il "benessere, la forma e la salute. Nei nostri geni è scritto il futuro: la forma del nostro corpo, le patologie di cui soffriamo o soffriremo, quando cominceremo a invecchiare.


Dieta del DNA Genetica e Nutrigenomica
Dieta del DNA

Conoscendo meglio come siamo fatti, vale a dire il nostro DNA, unico per ciascuno di noi, possiamo modificare dieta e abitudini di vita per migliorare il nostro stato di salute e rimanere giovani più a lungo. È quello che promette la nutrigenomica.

 

Cos'è la nutrigenomica?

La nutrigenomica a una semplice domanda, ossia come la dieta può influenzare il DNA. Attraverso l'alimentazione, infatti, si può modificare il modo in cui i geni esprimono la loro funzione nell'organismo, facendo funzionare più efficacemente, ad esempio, il metabolismo di una persona.

 

Nella nutrigenomica, insomma, i nutrienti sono visti come segnali che dicono all'organismo come comportarsi. Bisogna quindi considerare che la nostra salute e la nostra predisposizione a certe malattie o disturbi che derivano sia dalla costituzione primaria, rappresentata dalle informazioni contenute all'interno del DNA, che dagli stimoli dell'ambiente esterno (stile di vita, nutrizione, stress, ecc.). L'interazione tra questi due fattori porta all'espressione finale ed esteriore, visibile, delle proprie personali e peculiari caratteristiche (il cosiddetto "fenotipo").

 

Per capire meglio:

Genotipo: il corredo genetico di ogni individuo, cioè l'insieme dei geni contenuti nel suo DNA.

Fenotipo: l'espressione evidente del genotipo, cioè il modo in cui i geni dell'individuo manifestano esternamente le loro caratteristiche. Non dipende però solo dai geni, bensì anche dalle interazioni tra i geni e l'ambiente.

 

Quali benefici può dare una dieta basata sul DNA individuale?

Spesso si dice che siamo ciò che mangiamo, ma sarebbe più corretto dire che siamo ciò che assimiliamo!

 

In chiave di prevenzione, conoscendo i fattori che possono avvantaggiarci o svantaggiarci, insiti nella nostra costituzione genica, possiamo cercare di adattare le nostre scelte alimentari, così da trarre giovamento dai primi e da tenere sotto controllo i secondi.

 

Infatti, in funzione delle nostre scelte nutrizionali possiamo accendere o silenziare alcuni geni, e quindi condizionare il funzionamento e le risposte del nostro organismo a nostro favore, per restare in salute più a lungo e in definitiva godere di maggiore longevità.

 

La dieta del DNA anche per perdere peso?

I test genetici possono aiutare il medico a comprendere cosa possa stare dietro a una difficoltà nel calare di peso da parte del suo paziente. In questo modo, il dimagrimento potrà risultare facilitato ed ottimizzato.

 

Studi molto ampi hanno verificato la risposta dell'organismo verso differenti tipologie di diete, così come la suscettibilità soggettiva verso l'obesità, le influenze sul rapporto vita/fianchi,  la facilità al recupero di peso dopo una dieta, nonché le caratteristiche dismetaboliche che possono ostacolare un successo dietetico.

 

Le variazioni genetiche (dette "polimorfismi") che in ognuno di noi esistono, in particolare nei geni sensibili ai nutrienti, al metabolismo cellulare e agli ormoni circolanti, cambiano perciò sia in positivo che in negativo, la risposta di un individuo a una particolare dieta.

 

E così, c'è chi riesce a mantenere con facilità il peso forma forma per tutta la vita, e chi invece tende a ingrassare e ha difficoltà a perdere l'adipe accumulato. 

 

 

È dunque "colpa" dei geni se, a parità di stile di vita e alimentazione, una persona tende a ingrassare e un'altra no, o intervengono anche altri fattori?

Ovviamente è sempre duplice l'aspetto da approfondire. Da un lato quello costituzionale, vale a dire il DNA, e dall'altro l'interazione con 'ambiente, in un contesto dato da considerazioni psicologiche e comportamentali, abitudini di vita e altri fattori.

 

Però venendo a conoscenza di ciò che ci può ostacolare in un percorso mirato a perdere peso, si possono costruire diete effettivamente fatte su misura, come faremmo con un abito di sartoria.

 

Vediamo qualche esempio pratico sul legame tra geni e alimentazione?

 

QUALI GENI? Quando si effettua una mappatura genetica in funzione di una dieta nutrigenomica, si vanno a controllare in particolare le mutazioni di tre geni denominati rispettivamente Fabp2, Pparg

eAdrb2.

 

Sono geni che controllano il metabolismo e l’assimilazione di grassi e zuccheri, quindi fondamentali da studiare quando si vuole capire quale sia l'alimentazione più adatta a un individuo, per esempio per rimettere in sesto le sue funzioni metaboliche o per aiutarlo a bruciare i grassi in eccesso e ad accumularne di meno, o ancora per aiutarlo a controllare i livelli di glicemia nel sangue.

 

I test genetici esaminano, per esempio, la predisposizione all'accumulo dì sostanze tossiche in base all'analisi genetica dei principali enzimi coinvolti nei processi di detossificazione e di interesse nutrigenomico.

 

Queste conoscenze possono conseguentemente motivare il paziente a modifiche relative al suo stile di vita ( alimentazione, fumo, ecc.) e a inserire specifici nutraceutici che possono invece aiutarlo a rimane in salute (o a riguadagnarla).

 

Per fare un esempio, diversi studi hanno dimostrato che l'assunzione di verdure crucifere, in soggetti con mutazioni genetiche sfavorevoli relative alle fasi di eliminazione delle tossine nell'organismo, è associato a una riduzione del rischio di neoplasie della vescica.

 

Si è parlato molto degli additivi presenti in molti tipi di insaccati e carni lavorate, alcuni di questi possono favorire la comparsa di neoplasie come è il caso dei nitrati. Ma questi ultimi vengono eliminati dall'organismo proprio relazione alle soggettive capacità di detossificazione.

 

Gli individui in cui, per cause genetiche, questa capacità detossificante dell'organismo risulta meno favorita corrono più rischi degli altri, e quindi necessitano di ridurre l'assunzione di questi alimenti ancora di più di chi invece è "graziato" da una maggiore capacità di liberarsi delle tossine.

 

Naturalmente, si potrà compensare inoltre questa capacità ridotta con l'introduzione di cibi apportanti sostanze protettive, come appunto le crucifere o la vitamina C.

 

I geni influenzano anche l’assorbimento di vitamine e altre sostanze importanti per il nostro benessere?

Alcune vitamine e alcuni sali minerali possono essere metabolizzati proprio in relazione alle caratteristiche genetiche soggettive. Questo vale, ad esempio, per l'acido folico, che può essere influenzato da mutazioni del gene MTHFR.

 

Questo può esporre al rischio di più alti livelli di omocisteina, sostanza corresponsabile di malattie neuro­degenerative e cerebrovascolari. Un altro esempio è dato dalle alterazioni del gene espressore del recettore della vitamina D, che comporta la necessità di assunzione di quantitativi personalizzati di vitamina D perché questa possa espletare appieno la sua azione, altrimenti più facilmente si potrebbe incorrere in fenomeni di osteopenia.

 

Sapendolo, si può ottimizzare l'alimentazione e/o ricorrere a mirate integrazioni: prendo un integratore, quindi, non a caso, ma in relazione a quello di cui ho effettivamente maggiore necessità per come sono fatto, cioè per il mio DNA.

 

La nutrigenomica si rivela utile anche nei combattere problematiche come ritenzione idrica e cellulite. L’origine e la causa di questi disturbi non è quindi uguale per tutti?

Uno dei principali "colpevoli" della cellulite lo si può oggi scoprire proprio con un test sul DNA. Ricerche scientifiche hanno dimostrato che la cellulite dipende da più fattori, alcuni legati allo stile di vita, alla postura, all'alimentazione, ed altri correlati ad alcune componenti genetiche che appartengono, univocamente, a ciascuno di noi.

 

Ne è la prova lampante il fatto che due donne che seguono lo stesso trattamento "anti-cellulite" possono ritrovarsi con risultati profondamente differenti. E questo dipende anche dal fatto che hanno una struttura genetica differente.

 

In pratica, grazie alle analisi sul DNA viene individuata una migliore strategia nutrizionale (aspetti qualitativi dell'alimentazione), cosmeceutica (tipologia di principi attivi da vedere inseriti nei cosmetici a uso domiciliare), nutraceutica (eventuali integratori mirati, a misura del proprio DNA), e si studiano trattamenti medico-estetici "ad personam".

 

Il tutto per una strategia contro la cellulite il più possibile personalizzata. Con il test ci è quindi data la possibilità non solo di raggiungere una maggior consapevolezza delle cause che stanno a monte di questo disturbo estetico, ma anche di poter immediatamente disporre di suggerimenti nutrizionali e di essere messi in grado di poter scegliere in modo più consapevole e deliberato quali trattamenti eventualmente effettuare.

Dieta del DNA: il test per conoscere il proprio DNA è costoso?

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In realtà non c'è alcuna complicazione in questo genere di analisi e non sono esami invasivi. Si tratta di un semplice tampone che viene sfregato contro la mucosa della guancia, proprio come si vede nelle serie TV poliziesche quando gli investigatori devono analizzare il DNA di un soggetto.

 

Quindi nessun rischio, nessun problema, nessuna complicanza. Il costo varia a seconda di cosa si voglia andare a ricercare. I test che trattano gli aspetti prettamente nutrizionali in chiave di dieta o di qualità alimentare hanno un costo che varia tra i 200 e i 400 euro.

 

Basta, come detto, quindi, un campione di saliva, prelevato con un semplice cotton fioc, per comprendere quali possano essere le principali cause genetiche di un problema non solo estetico, ma anche di salute, e vedere così personalizzate le singole terapie, evitando medicinali

sbagliati, diete non adatte e cure improprie.

 

Dove si effettua il test del DNA.

 

Il test del DNA ai fini della nutrigenomica può essere effettuato in molti ospedali, presentando la prescrizione medica, anche se i tempi d'attesa sono abbastanza lunghi.

 

Essendo la dieta nutrigenomica una vera e propria nuova frontiera nel campo della dietologia, ormai, su tutto il territorio nazionale, sono presenti diversi centri specializzati dove medici dietologi la prescrivono dopo l'anamnesi completa del paziente, un esame del sangue e delle urine e soprattutto dopo aver analizzato la sua mappatura genetica.

 

Il test del DNA ha un costo ovviamente più elevato se si effettua privatamente, rispetto a quello che si ottiene con la prescrizione medica negli ospedali (si può arrivare, come detto, anche a 400 euro).

 

Il futuro della nutrigenomica

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Nutrigenomica una dieta che funziona e resiste alla prova del tempo.

Secondo diversi studi condotti in America, si evince che un'alimentazione personalizzata basata sulla nutrigenomica riesce a favorire il dimagrimento nei soggetti obesi che sembrano "refrattari" a diversi tipi di diete, con una perdita di peso più rapida ma soprattutto più duratura e costante nel tempo, e con un assestamento positivo dei livelli di colesterolo e glicemia.

 

 

Questo significa, naturalmente, anche proteggersi da tutte quelle patologie e da tutti quei disturbi collegati a livelli alterati di queste sostanze nell'organismo.

 

La genetica applicata all'alimentazione, sarà sempre più importante e sfruttata nel prossimo futuro.

 

Vi sono significative evidenze di come i nutrienti influenzino l'espressione dei geni, e abbiano dato forma al genoma nei milioni di anni di evoluzione del genere umano.

 

I geni definiscono le opportunità per la salute e la suscettibilità alle malattie, mentre i fattori ambientali determinano se l'individuo suscettibile svilupperà la malattia.

 

La genetica può, dunque aiutarci a metterci in guardia verso alcune malattie verso le quali potremmo essere più predisposti di altri, e convincerci a modificare il nostro stile di vita attenuando cosi questa rischi.

 

Soprattutto, rende possibile intervenire in quelle fasi considerate asintomatiche, favorendo un'azione precoce e consentendo quanto meno di ritardarne temporalmente le insorgenze, agendo in chiave di un concreto "healthy-aging" (cioè, un invecchiamento in salute).

 

(Articolo tratto da studi e pubblicazioni su libri e riviste specializzate)

 

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