Dieta a punti

La dieta a punti è un'invenzione degli anni settanta del dietologo italiano Guido Razzoli. Ancora oggi riscuote un discreto successo. L'importante scelta del cibo da ingerire si basa sul rispetto di un vincolo numerico, stabilito a priori in base al peso della persona. 


Dieta dei punti
Dieta a punti

In virtù del peso, dell'altezza, del sesso, una persona acquista un credito giornaliero di punti che dovrà spendere con fantasia (mascherata da razionalità dall'uso della calcolatrice), durante la giornata.

 

Così, per esempio, una donna di 60 kg può contare su un bonus di 18-24 crediti, mentre un uomo di 85 kg ne avrà a disposizione dai 24 ai 29.

 

Ogni alimento costa un certo numero di punti, in relazione al suo numero di calorie e contenuto in carboidrati. Alla maggior parte delle verdure viene attribuito un punteggio pari a 0, mentre pochi biscotti si portano via in un sol boccone la metà dei crediti.

 

Con la lista tabulata dei punteggi degli alimenti sotto mano, ciascuno può combinare i menu che preferisce. Il calo del peso può variare da 2-3 kg al mese. La dieta a punti è criticata in quanto ritenuta una dieta iperproteica. 

 

Elaborata in Italia nei primi anni Ottanta, la dieta a punti ebbe successo per la sua semplicità: conteggi facili e poco uso della bilancia. 

 

Ogni alimento ha un punteggio e, ogni giorno, non va superata la somma di 60 punti.

 

Alimenti.

 

Punteggio 0 per tutti gli alimenti proteici e i grassi (1 bicchiere di olio di oliva; 100 g di tonno sott'olio; 500 g di oca arrosto), punteggio più elevato ai carboidrati semplici e complessi:

5 punti 10 g di pane.

27 punti un frullato di latte e frutta.

47 punti una pasta alla frutta.

 

La dieta a punti fa dimagrire velocemente, specie per la perdita di acqua; riduce la produzione di insulina migliorando la funzionalità pancreatica e costringe il corpo ad attingere al grasso di riserva per le proprie necessità energetiche.

 

Non va seguita a lungo per probabili carenze di vitamine, di sali minerali e di fibre.

Come funziona la dieta a punti.

 

Le regole di questa dieta sono poche e abbastanza semplici.

Non vengono calcolate calorie, né si deve necessariamente prendere in considerazione il peso corporeo del paziente, il sesso, il tipo di metabolismo e di attività svolta.

 

Ognuno ha a disposizione da 40 a 60 punti ogni giorno; e, anche per ottenere un dimagramento marcato, non è consigliabile scendere sotto i 40 punti quotidiani.

 

Le singole categorie di cibi hanno dei punteggi ben precisi, che appunto non hanno nulla a che vedere con il loro valore calorico.

 

Anche il peso delle porzioni non sempre è determinante e, nel caso di alimenti a basso punteggio, è addirittura irrilevante.

 

Dieta a punti: tabella degli alimenti.

 

Hanno zero punti i seguenti alimenti:

100 g di dentice, filetti sott'olio

100 g di salmone, conservato sott'olio

100 g di tonno, conservato sott'olio

100 g di agnello arrosto, o di bistecca ai ferri o di carne tritata

500 g di oca o anatra arrosto o di selvaggina arrosto

100 g di trippa

100 g di merluzzo, orata o luccio

1 bicchiere di olio d'oliva 250 g di strutto

3 tazzine di caffè nero

2 tazze di té nero hanno 5 punti:

1 fetta biscottata con farina integrale

10 g di pane nero

20 g di pasta con ragù di carne

1 albicocca fresca o mezza albicocca secca

2 cucchiai di salsa di pomodoro crudo

Dieta a punti: esempio di menù

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Prima colazione:

1 fetta di melba toast 5 punti,

caffè o té nero 0 punti.

 

Pranzo:

pastasciutta al ragù e parmigiano 60 g. 11 punti.

pesce lesso 100 g. 0 punti.

maionese 2 cucchiai. 1 punto.

1 fetta di pane in cassetta. 8 punti.

1 bicchiere di vino secco. 1 punto.

 

Cena:

bistecca ai ferri 100 g. 1 punto.

spinaci lessi con olio/limone 125 g. 4 punti.

formaggio 100 g. 1 punto.

1 fetta di pane in cassetta. 8 punti.

1 bicchiere di vino secco. 1 punto.

Totale 41 punti.

 

Spuntino:

Un bicchiere di frullato di latte e frutta  27 punti.

100 g di pane casereccio 47 punti.

Una pasta dolce alla frutta 50 punti.

100 g di fichi secchi mandorlati 53 punti.

 

Limitando l'assunzione di zuccheri e carboidrati, si riduce la produzione di insulina, con grande vantaggio soprattutto per chi ha il pancreas sovraffaticato.

 

Potendo disporre di una ridotta quantità di zuccheri, l'organismo deve attingere alle sue riserve di grasso.

 

La dieta a punti è iperproteica e comporta, nei primi giorni, la perdita di molta acqua.

Non deve essere seguita per periodi prolungati.

 

Ricorrere alle proteine per il fabbisogno energetico è piuttosto dispendioso per l'organismo e può essere accettabile per un breve periodo, ma non come sistema alimentare.

 

Durante la dieta a punti si possono avere sensazioni di affaticamento o crampi, nonché carenze di vitamine, sali minerali e fibre.

 

Il sistema "a punti" è comunque ingegnoso e permette di comporre i propri pasti con una cena libertà.

Si tratta di una classica dieta "fai-da-te", ma è preferibile consultare prima il proprio medico, anche per un'eventuale prescrizione di supplementi di vitamine e sali minerali.

 

Indicazioni.

Sovrappeso, ipoglicemia, diabete.

 

Controindicazioni della dieta a punti.

Magrezza con ipoglicemia, insufficienza renale grave, alcolismo cronico; ipoglicemia dovuta a cause diverse dall'intolleranza agli zuccheri; sovrappeso dovuto a cause ormonali clinicamente accertate.

 

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