Dieta in gravidanza

La dieta della donna incinta. Sono incinta, devo modificare la mia alimentazione? Generazioni di donne incinte hanno ascoltato questa raccomandazione: in gravidanza "bisogna mangiare per due! ".


Dieta in gravidanza
Dieta in gravidanza

Ma che cosa occorre mangiare in gravidanza?

Oggi si è capito che non bisogna mangiare per due, se non si vuole correre il rischio di mettere su dei chili che sarà difficile eliminare dopo il parto.

 

Tuttavia è utile seguire una dieta specifica.

Durante la gravidanza la donna ha bisogno di mangiare più proteine, calcio e ferro, ma senza aumentare troppo le calorie assunte. È consigliabile, soprattutto verso la fine della gravidanza, associare una dieta a limitato contenuto di sodio.

 

Una dieta ipocalorica ha lo scopo di evitare un aumento di peso esagerato, ma occorre assolutamente evitare una dieta dimagrante, che sarebbe dannosa per il nascituro. L'ideale sarebbe un'alimentazione tra le 2300 e le 2500 calorie giornaliere, con 100-120 grammi di proteine al giorno.

 

Per arrivare a questa quota di proteine, si utilizzeranno tutti gli alimenti che ne contengono una maggiore quantità: carne, pesce, uova, latte e formaggio.

 

È indispensabile aumentare la quantità di latte e derivati, per coprire, al tempo stesso, il fabbisogno di proteine e di calcio.

 

I latticini sono più facili da consumare rispetto a una razione di carne aumentata. Bisogna utilizzare latte scremato in polvere. Un supplemento di ferro è inutile: basterà utilizzare menù diversificati, composti di alimenti che ne contengono.

 

In gravidanza, l'importante è essere consapevoli della propria situazione e controllare con più attenzione l'alimentazione.

La dieta in gravidanza: esempio di menù per una donna incinta

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Al mattino:

té leggero zuccherato con quattro o cinque prugne, immerse nell'acqua senza zucchero la sera prima, 50 g di pane con 5 g di burro, un cucchiaio di miele, 30 g di formaggio stracchino o taleggio o fior di latte o fontina.

 

Spuntino:

un bicchiere di latte scremato con caffè di cicoria (lassativo).

 

A mezzogiorno:

10 g di verdure crude (carote grattugiate) con 10 g di olio d'oliva; 150 g di carne; 150 g di indivia cotta con 10 g di burro; un frutto fresco.

 

A cena:

150 g di pesce con 50 g di riso; insalata verde; un crème caramel.

 

È possibile evitare le crisi di vomito all'inizio di gravidanza?

Se il vostro ginecologo non vuole prescrivervi dei medicinali, per differenti ragioni, vi rimane sempre a disposizione la virtù dietetica... delle mele. Non restate a stomaco vuoto, ma non gettatevi sui dolciumi. La mela, durante il corso della mattinata e nel pomeriggio, masticata lentamente, come farebbe un malato che soffre di disturbi digestivi, vi aiuterà a superare la nausea dei primi mesi.

 

Come nutrirsi al termine della gravidanza?

Proprio in questo periodo, evidentemente, la futura madre ha interesse a non diminuire il livello calorico della sua razione di proteine, di ferro e di calcio. Per questo motivo frazionerà la propria alimentazione in sei o sette pasti.

 

 

Un consiglio pratico: poiché rimarrete in casa a riposo, disponete preventivamente su un vassoio la vostra razione giornaliera, in maniera da non superarla.


Frazionando la vostra alimentazione quotidiana sarete meno stanche, più sveglie, meno infastidite dalla digestione, che non sarà quella di tre pasti troppo voluminosi.

 

Ma fate attenzione a non piluccare durante il giorno: molte donne si sono ritrovate dopo il parto con dieci chili in più!

Nutrizione e gravidanza in Italia

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Fin dal concepimento, la donna e il feto vanno incontro a profonde modificazioni metaboliche ampiamente influenzate dalla nutrizione.

 

Un'alimentazione appropriata garantisce una gravidanza naturale.

Organizzazioni internazionali hanno proposto delle linee guida per l'alimentazione e i livelli di assunzione giornaliera di nutrienti per le donne in gravidanza (LARN = livelli di assunzione raccomandati di nutrienti; RDA = Recommended Dietary Allowances).

 

Dalla prima metà del secolo scorso, la tendenza dei ginecologi è stata quella di limitare l'incremento ponderale materno in gravidanza, per favorire il travaglio e non modificare troppo la morfologia della donna. Un passo in avanti è stato fatto, nella seconda metà del secolo, con gli studi sul rapporto tra peso materno iniziale, incremento ponderale e peso del neonato.

 

Negli anni Ottanta si è valutato l'incremento ponderale gravidico sulla base dell'indice di massa corporea (I.M.C.), ottenuto dividendo il peso per il quadrato dell'altezza espressa in centimetri. In Italia si dispone da allora di una valutazione collegata a studi e ricerche, svolte su scala nazionale, nell'ambito del Progetto Nutrizione in Gravidanza.

 

Dalle rilevazioni effettuate si evidenzia una particolare distribuzione geografica dell'IMC, con un 20,78% delle gestanti che sono sottopeso nelle regioni centrali, e circa un 32-31 % di gestanti in sovrappeso e obese nelle regioni meridionali e nelle isole.

 

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