Le malattie infiammatorie della tiroide

La tiroide è una piccola ghiandola che ha un grande peso sulla nostra vita: produce ormoni fondamentali, controlla numerosi organi, ricarica di energia, aiuta a bruciare le calorie, influenza il respiro, la digestione, la fertilità, l'umore e molto altro. 


Le malattie infiammatorie della tiroide
Le malattie infiammatorie della tiroide

Verificare che funzioni bene è importante a ogni età: e se qualcosa non va, le soluzioni non mancano.

 

Vediamo quali sono le malattie infiammatorie della tiroide. 

 

Le tiroiditi rappresenta­no un insieme di malat­tie molto diverse tra loro per cause, evoluzione e caratteristiche. 

 

Tutte sono accomuna­te dal fatto che, alla base, c'è un processo infiammatorio che coinvolge la ghiandola.

 

Possono essere classifi­cate in base al loro anda­mento in tiroiditi acute, subacute e croniche. 

Le 3 forme di disturbo alla tiroide.

 

La tiroidite acuta è un'infiammazione della tiroide a decorso rapido, causata da un'infezione batterica o fungina che di solito fa seguito ad altre infezioni (per esempio tonsilliti, sinusiti e altre). 

 

La tiroidite subacuta è un'infiammazione della tiroide di probabile origine virale che si caratterizza per un decorso su­bacuto, ossia meno evidente. Entrambe le forme hanno carattere transitorio e, una volta guarite, si ha un completo recupero funzionale della ghian­dola.  

 

La tiroidite cronica, invece, ha una base autoimmune, si associa alla presenza di gozzo e può essere accompagnata da da una forma di ipotiroidismo. La più frequente è la tiroidite di Hashimoto. 

Infine, ci sono rare forme causate da assunzione di radioiodio per la cura dell'ipertiroidismo. 

 

La tiroidite acuta. 

La tiroidite acuta è una malattia rara che colpisce più spesso le donne fra i 20 e 40 anni. L'infezione può essere primitiva a carico della tiroide o può essere secondaria a faringiti, tonsilliti, sinuati, parotiti, polmo­niti. I batteri responsabili dell'infezione sono solitamente stafilo­cocchi e streptococchi, ma anche funghi e parassiti.

 

Fattori predisponenti: preesistente malattia della tiroide anomalie congenite (come la persistenza del dotto tireoglosso). ferite della zona anteriore del collo e carenze immunitarie. 

 

I sintomi e la diagnosi della tiroidite acuta.

I sintomi sono quelli dell'infezione acuta: febbre elevata, bri­vidi, sudorazione, dolore nella regione anteriore del collo, arrossata e calda, difficoltà alla deglutizione e raucedine. La diagnosi si basa sull'esame obiettivo ed è confermata dagli esami di laboratorio che mostrano indici infiammatoli elevati.

 

L'ecografia della tiroide, oltre a escludere un ascesso, può evidenziare una ghiandola ipertrofica e disomogenea. 

Le cure della tiroidite acuta. 

 

Per curare il disturbo si impiegano antibiotici e, in associazio­ne, antinfiammatori; in caso di raccolta ascessuale è necessa­rio il drenaggio chirurgico. 

 

La tiroidite subacuta di De Quervain. 

Detta anche granulomatosa o tiroidite di De Quervain, è un'in­fiammazione della tiroide di probabile origine virale, spesso preceduta da un'infiammazione delle vie respiratorie superiori. 

 

I virus solitamente responsabili sono quelli della parotite, del morbillo, dell'influenza, i virus Coxsackie A e B, adenovirus, vi­rus di Epstein Barr (responsabile della mononucleosi) e altri. In genere la malattia dura da 3 a 6 mesi. 

 

I sintomi e la diagnosi. 

Si manifesta con febbre, malessere, dolore nella regione an­teriore del collo che si irradia alla mandibola e all'orecchio e che si accentua con la deglutizione, la tosse e i movimenti. La tiroide è generalmente ingrandita e dolente alla palpazione. 

 

La diagnosi clinica e confermata dalle analisi del sangue che mostrano un innalzamento degli indici infiammatoli. 

Gli ormoni tiroidei possono avere un andamento variabile: aumentano nella fase iniziale della malattia, successivamente si ha un lieve ipotiroidismo transitorio e infine il ripristino della normale funzione tiroidea quando l'infezione si risolve. 

 

Le cure della tiroidite di De Quervain. 

Le cure variano a seconda della fase della malattia: nelle for­me lievi basta una terapia sintomatica con antinfiammatori, mentre nelle più gravi può essere necessario l'uso di cortiso­nici per il dolore intenso. 

 

Solo in caso di ipotiroidismo transitorio o permanente si può utilizzare un trattamento sostitutivo con levotìroxina.  

 

Dopo la guarigione è necessario eseguire un controllo di FT3, FT4, TSH e degli indici di infiammazione ogni sei mesi nel primo anno e poi una volta all'anno ed effettuare una ecografia di controllo della tiroide.

 

La tiroidite cronica di Hashimoto. 

È la più diffusa malattia della tiroide e la causa più frequente di ipotiroidismo nelle aree con sufficiente apporto di iodio. La tiroidite di Hashimoto colpi­sce le donne più degli uomini e si manifesta maggiormente in individui predisposti geneticamente. 

 

Più frequente nella fascia di età fra i 30 e i 60 anni, è spesso associata ad altre malattie autoimmuni come artrite reumatoide, lupus eritematoso, miastenia grave, epatite cronica, diabete mellito di tipo 1, malattia di Addison, ipoparatiroidismo. 

 

I sintomi e la diagnosi.

La tiroidite di Hashimoto si manifesta con gozzo diffuso di piccole dimensioni, solitamente indolore e senza sintomi specifici. Se è di volume notevole il gozzo può comprimere la trachea e l'esofago. A distanza di tempo, la tiroidite di Hashi­moto può evolvere verso l'ipotiroidismo.

 

La diagnosi si basa sulla ricerca nel sangue degli anticorpi diretti contro la tiroide. Il TSH è abbondante se la malattia evolve verso l'ipotiroidismo o ridotto in caso di iperfunzionalità (ipertiroidismo). 

 

L'ecografia evidenzia una struttura ghiandolare disomogenea, volume aumentato o diminuito e pseudo-noduli. 

In presenza di noduli sospetti può essere necessario sottoporsi a un esame citologico con agoaspirato per escludere che si siano tumori della tiroide. 

 

La cura.

La tiroidite di Hashimoto non richiede alcuna terapia se la tiroide funziona in modo normale. Il trattamento sostitutivo con levo-tiroxina si effettua in caso di ipotiroidismo per portare il TSH nel range di normalità. La cura chirurgica viene presa in considerazione in presenza di gozzo molto voluminoso con fenomeni compressivi o se c'è il sospetto fondato della presenza di un tumore. 

 

La tiroidite silente e sporadica. 

È un'infiammazione della tiroide di origine autoimmune che colpisce soprattutto le donne. 

 

I sintomi e la diagnosi. 

Nella tiroidite silente sporadica si verifica un aumento del vo­lume della ghiandola, senza dolore. Si rileva con gli esami del sangue, che evidenziano altera­zioni degli ormoni tiroidei (valori elevati di FT3 e FT4, TSH soppresso). Può essere necessario fare anche una scintigrafia della tiroide per valutarne l'attività di captazione dello iodio. 

 

La cura della tiroidite silente e sporadica. 

L'eccesso di ormoni tiroidei è lieve e si risolve da solo; basta tenere sotto controllo la ghiandola e somministrare beta-bloc­canti. In caso di ipotiroidismo il medico può prescrivere la levotiroxina che viene generalmente sospesa dopo 3-6 mesi per vedere se l'ipotiroidismo è transitorio o meno. 

 

La tiroidite silente post-partum. 

Si manifesta entro il sesto mese dopo il parto e colpisce circa il 5% delle donne. Sono più predisposte le neomamme che soffrono di diabete mellito di tipo 1, per motivi genetici, e le don­ne con elevati livelli di anticorpi anti-tiroidei. 

 

I sintomi e la diagnosi.

Dopo il parto, la donna può avere un aumento transitorio di ormoni tiroidei, seguito da una fase di ipotiroidismo con sintomi come stanchezza, debolezza, depressione che posso­no essere confusi con quelli che compaiono nel dopo parto. 

 

È consigliato il dosaggio degli anticorpi anti-tiroidei durante il primo trimestre di gravidanza e, in caso di positività, il dosaggio del TSH 3 e 6 mesi dopo il parto. 

 

La cura della tiroidite post-partum.

La cura medica spesso non è necessaria. Solo in caso di ipoti­roidismo persistente da più di 6 mesi può essere opportuna la terapia con levotiroxina. 

 

La tiroidite di Riedel. 

Si tratta di una malattia rara che colpisce più spesso le donne di mezza età. La causa è sconosciuta, ma la presenza di autoanticorpi antitiroidei fa pensare a un disturbo autoimmune. 

 

I sintomi e la diagnosi.

La tiroide si ingrossa e compare un gozzo di consistenza dura che comprime trachea, esofago e nervi laringei causando ab­bassamento della voce, senso di soffocamento e difficoltà di deglutizione. 

 

La tiroide normalmente funziona bene, ma può manife­starsi una forma di ipotiroidismo quando il tessuto fibroso ha completamente sostituito la struttura ghiandolare. 

 

La diagnosi si basa su un esame obiettivo in cui si riscontra la consistenza dura della tiroide alla palpazione. Inoltre si effettua l'ecografia, che mostra una tiroide disomogenea di grandi dimensioni, oltre all'esame citologico su agoaspirato. 

 

La cura della tiroidite di Riedel. 

La compressione delle strutture circostanti può richiedere l'intervento chirurgico, mentre la presenza di ipotiroidismo può rendere necessaria la terapia sostitutiva con levotiroxina. 

 

Per informazioni più dettagliate chiedi al tuo medico di fiducia o visita il sito Tiroide.it

 

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