Sindrome metabolica

Prendiamo per esempio il diffondersi della sindrome metabolica, una delle più diffuse patologie del mondo occidentale. Come abbiamo detto e scritto più volte le autoanalisi o i controlli fatti in casa vanno bene come piccola sentinella d'allarme, per avere sempre le antenne dritte sul proprio stato di salute ed aiutare anche il medico di base, al quale spettano tutte le decisioni sugli esami da fare.


Sindrome metabolica
Sindrome metabolica

Molti i fattori che la caratterizzano, in special modo l'associazione tra l'obesità addominale (adiposità centrale) e almeno due dei seguenti segni e sintomi: ipercolesterolemia (eccesso di colesterolo nel sangue) e/o diminuzione del colesterolo HDL (cosiddetto colesterolo buono), ipertrigliceridemia (valori dei trigliceridi alti), ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo glucidico (diabete, glicemia alta).

 

Per avere un primo facile riscontro si ricorre alla cosiddetta "prova del centimetro".

 

Con l'aiuto di un metro da sarto misuriamo la circon­ferenza addominale, tra l'ombelico e le creste iliache: è lì che si deposita il grasso viscerale, che ha un effetto catastrofico sulla salute dell'individuo.

 

Se il valore misurato è superiore a 102 centimetri per l'uomo e 88 centimetri per la donna, deve scattare un cam­panello di allarme, che non va assolutamente trascurato, e da lì si passa alla seconda mossa: esecuzione di esami del sangue (in gergo ematochimici), che, indispensabili comunque con una cadenza all'incirca annuale, in questo caso devono essere mirati alla valutazione di determinati parametri: colesterolo totale, HDL e LDL; trigliceridi, glicemia a digiuno.

 

In linea generale la serie di esami dovrà comprendere, oltre i parametri appena detti, anche ves, emocromo (che valuta globuli bianchì, rossi e piastrine), azotemia e creatinina (espressione della funzionalità renale), elettroliti, indicatori della funzionalità epatica (bilirubina totale e frazionata, transaminasi, gamma-GT), protidemia, elettroforesi proteica ed esame completo delle urine.

 

Fra gli esami ambulatoriali in genere si possono scadenzare anche audiometria, spirometria, misurazione della pressione arteriosa, rx torace ed elettrocardiogramma.

L'importanza della dieta nella sindrome metabolica

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La terapia della sindrome metabolica è legata, oltre che alla cura dei singoli fattori, anche e soprattutto alla dieta.

 

In questo ambito assume importanza fondamentale l'attività fisica: in generale si può affermare che assumere una quota di 1000 kcal settimanali in meno comporti una significativa diminuzione della mortalità, anche se non è ancora ben chiara la dose ottimale, condizionata com'è dal sesso, età, eventuali patologie concomitanti, e componenti genetiche e psichiche.

 

Secondo le linee guida 2008 della società internazionale del diabete, la dose ottimale di attività fisica da svolgere è stimata in 3 sedute settimanali di 45-50' oppure 5 da 30'. L'attività fisica deve essere prevalentemente aerobica, con una frequenza cardiaca compresa tra il 60 e l'80% della propria soglia.

 

Calcolarla è molto semplice: si sottrae al numero fisso 220 la propria età e poi si moltiplica per 60% e 80%.

 

Una persona di 30 anni dovrebbe mantenere la frequenza cardiaca durante l'allenamento aerobico tra i 114 e i 152 battiti al minuto. 

La prima terapia riguarda la dieta, dato che la condizione è dovuta in larga parte ad una dieta sbagliata.

 

Consigliata la dieta mediterranea e il consumo di noci.

 

Molto importante anche associare ad una dieta sana del movimento all’aria aperta.

 

Fare una dieta con pochi grassi e ricca di acidi grassi omega3 (pesce) e quegli alimenti che diminuiscono il colesterolo.

 

L’attività fisica favorisce un funzionamento migliore del nostro corpo.

 

Infine, una volta individuate le cause che hanno portato alla sindrome metabolica.

 

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