L'alcol fa male: quando comincia il rischio

alcol fa male
Alcol, bevande alcoliche

Non è facile quantizzare il fenomeno dell'alcolismo, perché il vino è bevanda nazionale e fonte di notevoli entrate valutarie nei conti con l'estero.

 

Questo significa che le indagini campionarie sui consumi sono commissionate da chi ha interesse alla promozione e non certo alla repressione dei consumi.

Bevande alcoliche: quando comincia il rischio?

Del resto una legge dello Stato italiano (n. 282 del 18/6/87) ha elargito 50 miliardi per sostenere "cinque progetti finalizzati a invertire la tendenza al calo dei consumi di vino".


Con queste premesse non è facile raccapezzarsi né giurare sull'obiettività dei dati.

 

Va chiarito subito che uno o due bicchieri di vino non possono far male a un adulto non dichiaratamente astemio.


Dovremmo disporre di più esaurienti dati scientifici per capire se e quanto possa far bene un bicchiere di vino, come oggi si suggerisce, esasperando qualche dato sull'aumento della frazione cosiddetta "buona" del colesterolo nei moderati bevitori di vino e reclamizzando il ruolo degli antiossidanti .

 

Non è possibile interpretare e giustificare ogni boccone o ceni sorso di bevanda con una spiegazione scientifica, si può tranquillamente un po' di vino soltanto perché piace, perché la tradizione gastronomica lo richiede, senza farne una questione di Scienza dell'alimentazione.

 

Per chi da sempre ha bevuto un bicchiere di vino al pasto, non è facile accettarne il divieto, magari da parte di un giocane medico nato nell'era della Coca-Cola.


In realtà non c'è ragione di prendere alla lettera certi divieti, neppure per un malato di ulcera duodenale, visto che alcuni studi scientifici hanno documentato che un bicchiere di vino a pasto non allunga i tempi di cicatrizzazione e che i pochi casi di mancata risposta ai farmaci antiulcera sono più frequenti tra gli astemi che tra i modici bevitori.

 

Lo stop inderogabile a qualsiasi bevanda alcolica si giustifica soprattutto quando esistono dei problemi epatici ma, come è stato già ricordato, quando ci si trova di fronte a "vere" malattie del fegato e non a dei generici disturbi dispeptici.

 

Piuttosto va detto che è antieconomico, per chi ha problemi di sovrappeso, introdurre calorie "vuote" (così si usa definire il contributo puramente calorico dell'alcol, non utilizzabile a fini costruttivi) per poi doversi limitare nei confronti di pietanze che magari dispongono di importanti pregi nutritivi.

 

Un grammo di alcol fornisce ben 7 calorie e per non perdere il senso delle proporzioni bisogna ricordare che un grammo di zucchero o di proteina fornisce 4 calorie, un grammo di grasso, invece, 9 calorie.

 

Potrà essere utile sapere che la gradazione alcolica non corrisponde al contenuto in grammi, ma al volume di alcol. Cioè, quando l'etichetta di un vino dichiara 11 gradi, il contenuto non sarà di 11 g di alcol per 100 ml, ma soltanto 8,69 g, dato che il peso specifico dell'alcol etilico è di 0,79.

 

Questo vuol dire che un litro di vino, con gradazione alcolica pari a 11, fornisce circa 608 calorie (86,9 g di alcol vanno infatti moltiplicati per 7 che è il valore calorico di un grammo di alcol).


Probabilmente le 150 calorie di un quartino di buon vino valgono qualche rinuncia compensatoria, da effettuarsi non certo sulle pietanze, ma semmai sui condimenti (basta economizzare un paio di cucchiaini d'olio sulla verdura per pareggiare il conto).


Questo non vuole essere un invito, ma una scelta lasciata all'arbitrio del singolo.

 

Di proposito non ho precisato quanto alcol si può ingerire impunemente nell'alimentazione quotidiana e non vorrei farlo perché se molti bevitori sembrano poter tollerare anche quantitativi notevoli di alcol, sotto forma di vino, birra e perfino di superalcolici (un adulto sano dovrebbe poter metabolizzare un grammo di alcol per ogni chilo di peso), altri soggetti hanno problemi anche a livelli modesti e le donne in particolare hanno dei sistemi enzimatici meno attrezzati allo scopo.

 

Tra i medici sportivi è invalsa la regola non scritta di accettare che il 7% delle calorie giornaliere degli atleti (perfino il 10% per gli sport ad alto dispendio energetico) provengano Mal vino o dalla birra.


Ciò significa che ad uno sportivo che consumi soltanto 2000 kcal si consente meno di un quartino di vino, ma se ne permetterà anche mezzo litro al giorno ad un ciclista che nelle corse a tappe deve reintegrare giornalmente 4000 o 5000 kcal/die.

 

Se questo vale per gli atleti, assoggettati ormai alle più meticolose attenzioni dietetiche, si potrà ben concedere qualcosa di analogo o di poco superiore anche a chi ha scelto una vita più tranquilla ma, vivaddio, meno impegnativa e più gratificante, almeno dal punto di vista gastronomico.

 


Scrivi commento

Commenti: 0